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After tests primates maybe reused, or they  may be killed to examine organs in the body.
 
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Brain damaged Marmoset at Cambridge University ©BUAVLe affinità che legano primati umani e non umani fanno sì che questi ultimi siano utilizzati a fini sperimentali da anni. Proprio queste affinità, tuttavia, rendono più acuta la loro sofferenza e ingiustificabile il loro utilizzo come strumenti di ricerca.

I primati sono animali intelligenti e socievoli dotati di esigenze complesse per cui la vita in laboratorio risulta particolarmente gravosa. Essi sono soggetti a esperimenti intensi e devastanti quali l’induzione di malattie contagiose e la deliberata inflizione di danni al cervello. Trattamenti che non ci sogneremmo mai di imporre a degli esseri umani senza il loro consenso, ma cui non ci facciamo scrupolo di assoggettare i nostri parenti più stretti.

Il loro impiego nella ricerca non è soltanto moralmente errato, ma privo di validità scientifica. Nonostante le cospicue affinità sul piano comportamentale, infatti, i primati non sono simili a noi al punto da costituire un modello valido per le malattie umane. Metodi alternativi di sperimentazione già esistono, ma mancano del necessario sostegno per l'inerzia di ricercatori e finanziatori. Sarebbe invece di vitale importanza impegnarsi fattivamente per il loro sviluppo, perché risulti evidente la loro superiorità rispetto agli inumani e datati esperimenti sui primati.

E tuttavia c’è speranza. L’Unione Europea, infatti, ha il potere di proibire in modo legale e permanente tutti gli esperimenti sui primati. L’attuale revisione della direttiva 86/609 costituisce un’opportunità assolutamente inedita di abolire gli esperimenti in modo definitivo in Europa.

Fai clic qui per attivarti e aiutarci a salvare i primati.

Per maggiori informazioni sugli esperimenti sui primati e sulle ragioni per cui la European Coalition to End Animal Experiments si batte per l’immediata messa al bando di questi esperimenti, fai clic qui.